Visualizzazione post con etichetta centrale nucleare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta centrale nucleare. Mostra tutti i post

martedì 27 settembre 2011

LA FINE



 La forza dominante che ha reso servizi inestimabili al paese, sconfiggendo la Bestia Trionfante del bolscevismo, gli antinterventisti e i fautori della lotta di classe, l’immobilismo di uno stato liberale incapace di mettere a frutto i risultati della Vittoria ha concluso, grazie all'efficienza e alla rapidità proprie solo del popolo pontino gloria fascista, la demolizione dell'immondo pontile eredità dell'esperienza straniera ed estranea all'orgoglio della nazione. 
Grazie all'indefesso lavoro dei martiri del dovere, eroi del patriottismo, apostoli della civiltà e pionieri della croce, le soverchianti forze della natura sono state sconfitte e la luce imperitura della fu Littoria brilla nuovamente sulle cristalline acque del mare di Enea.
Viva Di Giorgi. Viva la Sogin. Dio è con noi, per la patria, per la famiglia, per la Vittoria.

venerdì 2 settembre 2011

Demolition blues

Quando m’hanno detto che erano arrivate le gru al pontile della nucleare, lo giuro, ho pensato a una migrazione di volatili. Non mi è passato nemmeno per la testa che si potesse trattare delle macchine per demolirlo. Mi sono pure detto: “Guarda che fico, magari la natura ci aiuta a farlo diventare un’attrazione turistica”. Poi sono andato al mare e ho visto coi miei occhi gli enormi bracci che si innalzavano, spiccando dalla testa del serpentone di cemento. Dietro c’era Torre Astura, come sempre, e dalla parte opposta, quasi speculare, il Circeo. Ma il pontile stava per sparire.
Io non so nemmeno com’è fatto il panorama, senza. Per me c’è sempre stato. Di qua il promontorio, di là il pontile della nucleare. È sempre stato così.
Insomma, com’è come non è, volevo piantare una grana. Quello in teoria potrebbe diventare un bene di archeologia industriale, un monumento del progresso (comunque la si pensi sul nucleare), basterebbe farci una passerella centrale e metterci un chiosco sull'estremità in mezzo al mare. A ottocento metri dalla costa. Se installi pure un cannocchiale a gettone puoi togliere le strisce blu su tutto il lungomare. E puoi trasformare un capolavoro della tecnica in un luogo di socializzazione. I costi sono gli stessi, più o meno, tra demolirlo o mantenerlo; con la differenza che mantenendolo potresti guadagnarci sopra. Pensa a mettere anche dei posti per i pescatori, due euro quattro ore… Ma non si può montare un casino ogni volta, mi dicono.

Il pontile è costituito da quattro file parallele di pilastri in cemento armato, quelle che ora stanno demolendo, tra le quali sono posati due enormi tubi di presa dell’acqua di raffreddamento dell’impianto della centrale nucleare. Due metri e settanta di diametro per una portata di centottanta metri al secondo ciascuno. Una cosa mostruosa. Quando bisognava pulirli venivano chiusi, svuotati dall’acqua e dentro ci si calava un trattore che arrivava in fondo, apriva una specie di ombrello che aveva il diametro del tubo e veniva indietro, tirandosi appresso tutto il deposito. Un deposito meraviglioso: polpi, crostacei, spigole, cefali, mafroni, saraghi, marmore. E via con la brace. A volte i pescatori, quando i tubi erano in manutenzione, andavano di nascosto a far saltare le griglie di testata dei tubi, per fare rifornimento: niente di più pericoloso. Immaginate che vuol dire rimettere in funzione tubi che aspirano acqua al ritmo di centottanta metri cubi al secondo. Se li risucchiava con tutta la barca. Ora è ovvio che se stanno demolendo i pilastri, i tubi dovranno toglierli, non è che possono lasciarli fluttuare sul fondo del mare. Almeno credo. Invece magari si potevano sfruttare come spazi; non so, potrebbe essere una cazzata ma mi sono immaginato un percorso con gli oblò: vai dentro e vedi tutto il mare dal fondo, per ottocento metri. Certo meglio che tentare di sfruttarli per incanalare gli scarichi depurati delle fogne, come ho sentito dire: avete idea della pressione che bisogna superare per fare uscire i liquidi a quella profondità? E poi i tubi finiscono nella presa d’acqua dell’impianto di raffreddamento della centrale. Boh…
Ma non voglio fare polemiche. La demolizione è inutile e dannosa, come la speranza di fare il faraonico porto col lungomare di merda che abbiamo e con le mulattiere che si ingorgano al primo che frena un po’ più prudentemente della media.

Ad ogni modo a me la sparizione del pontile m’ha messo il magone. Sarò un sentimentale, che vi debbo dire? Però non sono solo: gran parte di quelli di Borgo Sabotino (il borgo dov’è la centrale nucleare) sono con me. Hanno pure raccolto le firme ma il Comune ha agito alla traditora. Conferenza dei servizi a luglio inoltrato, cittadini senza voce e zac! Gru al pontile. Più per questo, devo dire, che per le operazioni in sé, mi viene da fare un macello. Ma anche perché è come se stessero distruggendo un pezzo di casa mia.
Migliaia di volte da ragazzino ho preso la bici e sono andato dal tribunale a Capo Portiere, ho bevuto alla fontanella e mi sono asciugato il sudore guardando il pontile, girato verso Foce verde. Da solo. Era bellissimo. Oppure ho vagato verso Sabotino, passando davanti al Procoio e poi arrivando a Foce verde. C’era un fiume che sfociava lì. Non ho mai saputo che era il canale Mussolini (detto verginalmente “delle Acque Alte”) fino a che non me l’ha detto Massimo Marzinotto. Per me l’unico canale della bonifica era quello delle Acque Medie. Ma neanche di quello sapevo nulla, se non che passava dietro casa mia e ci andavo a fare i pic nic coi compagni delle elementari. Sapevo che c’era quell’altro, intendiamoci, ma solo perché ci passavo sopra in macchina, sull’Appia.
Ora, tutti dicono che quando durante il fascismo iniziarono le demolizioni, Mario Mafai vide in giro le palazzine mezze sventrate e ne trasse delle “meditazioni coloristiche”. In effetti quel ciclo delle “demolizioni” – di Mafai ma anche di Afro – sono di una bellezza e di un fascino uniche. Sono attraenti, piene di colori, la carta da parati delle stanze scuoiate diventa una serie di macchie colorate, in un’atmosfera intensa, con la luce bella e serena. Però non c’è un’anima. Cioè non si vede un essere umano nei paraggi. Sembra quasi che Mafai ritenesse la realtà già terribile così, senza necessità di descriverla con atmosfere plumbee. Tanto è bella la luce di questa giornata, tanto sono affascinanti i colori che escono da quelle palazzine, ormai ruderi, tanto è terribile la realtà, senza umanità. E tutti dopo l’hanno presa come produzione antifascista, come aspra critica dell’atteggiamento autoritario del regime. In realtà quei casini a Roma li vedevano ininterrottamente dal 1870, non so se quella della protesta fosse la molla, la spinta principale dell’ispirazione. Certo è però che quei quadri sono bellissimi. E io vorrei tanto saper dipingere le gru al pontile, mentre mi scavo lo stomaco una volta di più.
C’è stata una volta che, passeggiando a Capo Portiere dopo la solita spedalata, ho visto una ragazza coi capelli rossi, magra, con le lentiggini. Armeggiava con una macchina fotografica, una Pentax professionale, con uno zoom montato impressionante, dentro a una Renault 4 rossa. Poi è scesa e dal bagagliaio ha preso un cavalletto. S’è piazzata sulla testata del molo, guardando verso il Circeo. Poi s’è girata verso di me e mi ha detto: “dov’è il pontile della centrale nucleare?” “è quello”, ho detto io, tracciando con la mano un semicerchio orizzontale. Lei mi ha sorriso, come per dire “grazie, che imbranata”. Punto. Be’ io quel sorriso me lo ricordo ancora come uno dei più bei regali che abbia mai ricevuto.
Adesso me lo levano, il pontile. E in vita mia non gli ho mai fatto una foto. “Tanto è là”, dicevo. E ora? Sarà che è vero - anche se mi duole ammetterlo - che la maggioranza degli esseri umani capisce di tenere alle cose quando per via degli innumerevoli casi della vita, non le ha più. Deve essere stato così pure per il palazzo della Warner Bros. a Dallas, al 508 di Park Avenue. È appena a due isolati dai quartieri bene, ma un po’ fuori mano. Se ci vai adesso vedi solo barboni, ubriachi poveracci che bivaccano. L’edificio è abbandonato e hanno deciso di demolirlo. Appena emessa l’ordinanza ecco che è scoppiato un putiferio: i giornali, gli amanti della cultura, la gente comune. Tutti uniti. “Eh no! Già a Dallas non c’è un cazzo, ci levate pure questo?”. Ed hanno ragione perché quel palazzo, oltre ad essere un pezzo storico importante, architettonicamente (è in gran parte rivestito di marmo, fuori ma soprattutto dentro, la qual cosa gli conferisce un’acustica tutta particolare), è il palazzo nel quale Robert Johnson, nel 1937, ha registrato tredici fondamentali pezzi, che hanno fatto la storia del blues e della musica americana in genere, tra cui Love in vain e Me & the devil blues. Nella stessa stanza delle mitiche registrazioni Eric Clapton ha poi inciso Sessions for Robert Johnson. Molti ragazzi che hanno imparato a suonare la chitarra sono andati là sotto, sognando che un giorno sarebbero entrati in quel palazzo e avrebbero fatto la storia. Molti invece sono andati sperando di incontrare questo o quel famoso. Anche lì tutti ci vogliono un museo, un luogo storico. E si potrebbe fare. L’hanno capito pure a Dallas che un bene culturale è tale anche se recente ma contiene pezzi della nostra anima, della nostra formazione, i nostri ricordi.
Per demolirlo, il pontile l’hanno ucciso. Era vivo e l’hanno ammazzato. Potevamo goderne tutti. Ora gode solo la Sogin.
Amen.

mercoledì 8 giugno 2011

Enucleare il nucleare (3: il premio Nobel


Manca poco al referendum e, sostanzialmente, quello che volevo dire l'ho detto. A margine è rimasta la questione Torio. A dire la verità se uno vuole provare a capirci qualcosa la sensazione non è piacevole.
Lo dico da subito: tutti gli argomenti esposti nella seconda puntata sussistono pari pari anche se si volessero fare da subito solo centrali al Torio.
Proviamo ad andare con ordine: alcuni anni fa Carlo Rubbia (premio Nobel per la fisica) ci ha spiegato di aver inventato un reattore nucleare che non utilizza Uranio ma Torio. É il cosiddetto “reattore subcritico” sul quale una breve ricerca col vostro motore web preferito vi darà ulteriori delucidazioni. Sembra comunque che i vantaggi principali siano: impossibilità di esplosioni, altissimo rendimento rispetto all'Uranio, bassa durata dell'emittività delle scorie. Su questa storia della bassa emittività e dei tempi “più rapidi” di decadimento il dato più accreditato è circa 500 anni.
Ora, che questo sia un miglioramento è indubbio visto che l'Uranio porta a produrre scorie con un decadimento di 24.000 anni (basti ricordare, per avere un ordine di comparazione, che 5000 anni fa sulla terra c'erano ancora i Mammuth e che la fine dell'ultima era glaciale è di circa 10.000 anni fa). Però vorrei sottolineare che cinque secoli non sono uno scherzo in quanto a prospettiva programmatica: 500 anni fa significa 1511, c'erano il papa Re e Michelangelo ma non c'era la corrente elettrica. Francamente non vedo come rifiuti tossici assai pericolosi siano più gestibili se durano cinquecento anni.
La notizia che in India stiano facendo una centrale al Torio su progetti di Rubbia ha fatto dire a tutti: “ecco pure gli Indiani ci fottono mettendo in atto una tecnologia sicura e a basso rischio”. Intanto precisiamo che l'unico motivo per cui hanno scelto Torio anziché Uranio è che il primo ce l'hanno in abbondanza e il secondo lo dovrebbero in parte comprare; in una logica autarchica e di crescita spasmodica dell'economia è una scelta che non fa una grinza. Che sia poi anche una tecnologia più al sicuro da esplosioni è un gradito accessorio che non esime però dal trovare una soluzione per le scorie. Probabilmente sarà quella usata in tutto il mondo per la stessa tipologia: un bel bunker sotterraneo a bassa profondità con pareti di calcestruzzo armato e preghiere.
Il 25 novembre del 2003 il fisico premio Nobel fu ascoltato dalla commissione Ambiente alla Camera dove disse: “Si apre a questo punto il grave problema dell'eliminazione dei rifiuti radioattivi. Con vari metodi sono inceneriti, triturati, macinati, pressati, vetrificati e inglobati in fusti impermeabili a loro volta disposti in recipienti di acciaio inossidabile, veri e propri sarcofaghi in miniatura. Queste "vergogne" dell'energia nucleare vengono nascoste nelle profondità sotterranee e marine. Non abbiamo la minima idea di quello che potrebbe succedere dei fusti con tonnellate di sostanze radioattive che abbiamo già seppellito e di quelli che aspettano di esserlo. Ci liberiamo di un problema passandolo in eredità alle generazioni future, perché queste scorie saranno attive per millenni. La sicurezza assoluta non esiste neppure in quest'ultimo stadio del ciclo nucleare. I cimiteri radioattivi possono essere violati da terremoti, bombardamenti, atti di sabotaggio. Malgrado tutte le precauzioni tecnologiche, lo spessore e la resistenza dei materiali in cui questi rifiuti della fissione sono sigillati, la radioattività può, in condizioni estreme, sprigionarsi in qualche misura, soprattutto dai fusti calati nei fondali marini. Si sono trovate tracce di cesio e di plutonio e altri radioisotopi nella fauna e nella flora dei mari più usati come cimiteri nucleari. Neppure il deposito sotterraneo, a centinaia di metri di profondità può essere ritenuto secondo me, completamente sicuro. Sotto la pressione delle rocce, a migliaia di anni da oggi, dimenticate dalle generazioni a venire, le scorie potrebbero spezzarsi o essere assorbite da un cambiamento geologico che trasformi una zona da secca in umida, entrare quindi nelle acque e andare lontano a contaminare l'uomo attraverso la catena alimentare. A mio parere queste scorie rappresentano delle bombe ritardate. Le nascondiamo pensando che non ci saremo per risponderne personalmente.”
Adesso la domanda sorge spontanea: in India le scorie le mangiano?
O Rubbia ha subito una metamorfosi della sensibilità dopo aver incontrato qualche santone indiano e i suoi tre chili di hashish/giorno oppure, più semplicemente, la notizia che sia lui a seguire la costruzione della centrale è falsa. Vabbe', lasciamo perdere.
Certo è che Rubbia in Italia è il paladino di un nuovo tipo di fotovoltaico, detto solare termodinamico. Anzi, per essere pignoli, è contro ogni tipo di centrale a combustibile fossile e contro il nucleare (basta cercare le sue dichiarazioni a seguito dell'episodio di Fukushima). Per lui ora (in Italia) c'è solo il solare (termodinamico).
Sin dal 2004 dichiarava: “Non si producono rifiuti né emissioni. L'energia è abbondante e rinnovabile. Non bisogna costruire sistemi di trasporto per i combustibili perché il sole arriva da solo. Gli investimenti e i costi sono più bassi rispetto alle centrali convenzionali. Il sistema è estremamente flessibile e si presta ad essere usato con impianti di piccola taglia in località isolate. I tempi di costruzione sono brevi, circa tre anni”.
E anche:“Oggi, cioè in fase preindustriale, il costo complessivo dell'impianto oscilla tra i 100 e i 150 euro a metro quadrato. E da un metro quadrato si ricava ogni anno un'energia equivalente a quella di un barile di petrolio. Il che vuol dire che utilizzando un'area desertica o semidesertica di dieci chilometri quadrati si ottengono mille megawatt: la stessa energia che si ricava da un impianto nucleare o a combustibili fossili, ma con costi inferiori e con una lunga serie di problemi in meno”.
Però, dico io, dove pensa di trovare il nostro premio Nobel un'area desertica di dieci milioni di metri quadri in Italia? E dal momento che i programmi-proclami di governo parlano della necessità (fittizia come sappiamo, visto il surplus di energia lorda) di 8-10 nuove centrali nucleari, forse dovremmo trovare cento milioni di metri quadri desertici (alla faccia della piccola taglia)? E se volessimo anche sostituire le attuali centrali a combustibile fossile? Non so, la vedo dura. E la vede dura anche lui: sembra infatti che ultimamente abbia proposto di porre queste centrali nel deserto del Sahara. Be' allora sì che quelli di Terna dovrebbero fargli un monumento perché un elettrodotto che attraversi il Mediterraneo ancora non erano riusciti a dimostrare che fosse utile. Anche su questa nuova location però Rubbia ha dei problemi: si dice infatti che l’acqua nel deserto sia la risorsa più scarsa in assoluto. Serve molta acqua per muovere le turbine sotto forma di vapore ad alta pressione. Persino le centrali nucleari soffrono di questo problema d’estate. Adesso dunque sta lavorando affinché i nuovi impianti possano riscaldare l'aria compressa per produrre acqua.
Boh. Prima dice il Torio e forse lo fa in India, poi dice il nucleare no e vuole fare centrali solari nel deserto (rendendo necessaria comunque un'importazione) oppure sparse in Italia in aree desertiche(?). Ragazzi, io qualche dubbio ce l'ho.
Chiudo con la buona notizia che il Torio, sottoposto alle cosiddette reazioni nucleari ultrasoniche dimezzi la propria emittività in novanta (!) minuti. Cioè si potrebbe sviluppare un metodo (sperimentato per ora su quantità ridottissime) per produrre energia nucleare con scorie innocue. È una cosa molto di là da venire, però c'è. Andate a cercare (mica posso fare tutto io).

lunedì 6 giugno 2011

Enucleare il nucleare (2: l'elettore consultato

Abbiamo assodato che un confronto tra centrali che assolvono alle richieste di punta e quelle che assolvono alle richieste di base non è corretto. Dunque niente ignoranti, fideistici e pregiudiziali scontri tra nucleare ed eolico (un’azienda in pieno ciclo produttivo certo non può sospendere la produzione in attesa che tiri vento).
Dunque le domande di energia per la vita e lo sviluppo di un paese sono attualmente soddisfatte con i metodi che l’uomo conosce: in Italia combustibili fossili (in particolare gas naturale i.e. metano, carbone e derivati del petrolio).
Senza fronzoli descrittivi possiamo dire che usiamo i metodi più inquinanti per l’energia di base trascurando da molto tempo quello che nei limiti di un corretto regime di funzionamento risulta il più ecologico (nucleare = zero emissioni nell’ambiente però 5-6 m3 l’anno di scorie radioattive).
In più, se volete anche divertirvi (ma non c'è da ridere), a questo link http://www.archivionucleare.com/index.php/2011/05/31/probabilita-supernenalotto-fusione-nocciolo/#more-841 potete leggere come sia assai più probabile fare sei al superenalotto che vedere il danno irreparabile di un reattore nucleare.

Calma.

Sono contro il nucleare in Italia. Ma non è la paura che determina la mia opinione, né le argomentazioni catastrofiste e prive di dati scientifici della maggioranza degli antinuclearisti.
In Italia è impossibile tornare al nucleare per una serie di ragioni che non hanno minimamente a che fare col funzionamento delle centrali:


SCORIE

Nel 2003 la presidenza del Consiglio dei Ministri aveva dichiarato lo stato di emergenza in Lazio, Basilicata, Campania, Emilia Romagna, Piemonte considerata l'ineludibile esigenza di assumere iniziative straordinarie e urgenti volte a realizzare lo smaltimento dei rifiuti radioattivi dislocati nelle centrali nucleari presenti sui loro territori. L'impegno era di risolvere la questione entro quell'anno. Il problema è tuttora senza soluzione. Io mi dovrei fidare di chi (avendo il bastone del comando di ogni colore da trent'anni) non è stato in grado di trovare una concreta soluzione per le scorie accumulate in passato? No, grazie. Rimanga inetto per favore senza il mio assenso.
Il Parlamento Europeo inoltre lascia autonomia agli Stati sul tema della sicurezza e dello smaltimento, nella più totale assenza di una linea comune, come se non volesse decidere. Motivo in più per evitare il nucleare (in queste condizioni) come la peste. In più i fondi europei sono misteriosamente incanalati sullo studio dei metodi per arrivare alla fusione nucleare (attualmente una chimera) piuttosto che su un più realistico quanto necessario sistema per lo smaltimento sicuro delle scorie radioattive. Al giorno d'oggi le scorie cosiddette a bassa attività vengono poste in depositi di calcestruzzo armato, in superficie o a bassa profondità, senza alcuna garanzia perché la loro “vita breve” è comunque di alcuni secoli e quella del calcestruzzo senza dovute manutenzioni è tutta da dimostrare (è ovvio che si attende un miglioramento delle tecniche di smaltimento, di là da venire). Le scorie ad alta attività (a “vita lunga” cioè migliaia di anni) devono essere poste, dopo la vetrificazione, a chilometri sotto terra, in strati geologici non in contatto con le falde etc. Un deposito siffatto costa miliardi di euro insostenibili per i quantitativi tutto sommato limitati di scorie (specie se a investire sono i privati).

PREPARAZIONE SCIENTIFICA E RICERCA

Ll'opinione dei tecnici competenti è tenuta in scarsa considerazione. Sarebbero faziosi. Tolti i competenti però rimangono gli incompetenti. Ergo io non mi fido di una generazione che ha chiuso la baracca della ricerca sul nucleare venticinque anni fa, disperso e “riqualificato” i centri di eccellenza di quella ricerca (vedi ENEA ad es.), eliminato gli ingegneri nucleari. Chi dovrebbe guidare ora le nostre scelte energetiche? Chicco Testa? Sarà un bravissimo manager ma tecnicamente non so...
Rifondare la ricerca e la qualificazione di tecnici preparati (a meno di non voler creare una definitiva dipendenza dall'estero) richiederebbe almeno il tempo che ci è voluto a dismetterla ma, vista l'inettitudine della nostra classe politica preventiviamo almeno il doppio. Col sapere delegittimato è la totale paralisi, visto che chiunque può indire una campagna “contro”. L'altra sera a Ottoemezzo era veramente stucchevole sentire un professore universitario chiedere cortesemente di elencare centrali alternative a quelle conosciute per produrre energia di base e sentire rispondere dalla presidentessa dei verdi europei “Lei le conosce meglio di me”. Ci sono o non ci sono? (il primo che tira fuori l'eolico adesso lo aspetto sotto casa).
Se consideriamo poi che il presidente del CNR, Roberto de Mattei è uno che va dicendo che il terremoto in Giappone è una punizione di Dio e che l'impero romano è caduto per colpa degli omosessuali devo dire che votare Sì sarebbe l'unica speranza di non peggiorare le cose. Di chi ci dobbiamo fidare?

PIANIFICAZIONE E MERCATO

Che tipo di consultazione si pensa di poter fare? Intanto il governo non ha esposto un piano unitario (non è in grado). Si grida alla necessità di energia quando tutti i calcoli (persino quelli di Wikipedia) dimostrano che l'Italia ha un enorme surplus di energia lorda. Non è una grande idea costruire per non produrre. Il famoso blackout dell'estate del 2003 fu la scintilla che fece dire a tutti che c'era bisogno di maggiore energia e che non potevamo dipendere dall'estero: allora via col nucleare. Il problema però è che quel blackout è avvenuto di notte, con numerose centrali spente. Solo Roma chiedeva energia pari al giorno perché c'era la notte bianca. La verità è che si tendeva a sfruttare, per ragioni di convenienza economica, gli elettrodotti svizzeri per importare energia sovraccaricandoli oltremodo. Solo questo; perché se la politica energetica non è garantita dallo Stato, per tutti, ma regolata dal profitto privato i risultati sono di un solo tipo. Figuriamoci costruire le centrali nuove. Nucleare e libero mercato sono un ossimoro. Una centrale nucleare costa molti miliardi di euro, i tempi di realizzazione sono lunghissimi: non è possibile la necessaria programmazione (leggi anche affidabilità e ottimizzazione) in un contesto di garanzia di redditività e tempi ragionevoli che cercano le imprese private. Non a caso il nucleare sta funzionando in quelle economie in ascesa fortemente stataliste nelle politiche energetiche come India o Cina. Il tempo di vita delle centrali nucleari, di venticinque anni, non è mai sufficiente a far rientrare i costi sostenuti per produrle: ecco perché ovunque se ne prolunga la vita a discapito della sicurezza (vedi anche Fukushima) specie se in mano a privati.

FURBIZIA

Non c'è nulla nelle scelte del governo che lasci intendere una voglia di dare prospettiva di rilancio allo sviluppo. Vorrei ricordare lo scandalo taciuto da tutti - anche dai verdi (che sembrano parlare dopo essersi consultati con i produttori di “Ai confini della realtà” invece che con addetti ai lavori – consumatosi a partire dagli anni post referendum (e tuttora in corso) dei sussidi alle fonti rinnovabili cui fu assimilato anche il metano (principale combustibile non rinnovabile di alimentazione delle nostre inquinantissime centrali termoelettriche).

DECADIMENTO DELLA QUOTA NUCLEARE IN TUTTI I PAESI DI PIÙ ANTICA NUCLEARIZZAZIONE

Nel 2010 erano in funzione 13 centrali in meno rispetto al 2000. Nel 2008 non ne è entrata in funzione nessuna, nel 2009 si è ridotta la potenza del parco centrali. Rispetto ai massimi toccati fino alla fine degli anni Novanta l'apporto del nucleare si è ridotto del 21% in Germania, del 14% in Giappone, del 27% in Gran Bretagna, del 7% in Francia, del 12% nell'intera Unione europea. Il nucleare non è in salute. Non è compatibile col mercato, i costi di produzione e di esercizio sono mostruosi, la gestione richiede alta qualificazione, il problema delle scorie pesa come un macigno. Senza contare che quei costi altissimi finiscono nelle bollette, altro che calo dei prezzi: non esiste una sola esperienza al mondo che fornisca dati di significative diminuzioni dei prezzi a seguito dell'adozione del nucleare (noi a Latina, tra l'altro, paghiamo in bolletta ancora un alto prezzo per scorie non smaltite e, a quanto pare, non smaltibili).

RISPARMIO ENERGETICO

Una seria politica di risparmio energetico sarebbe auspicabile. Una valutazione delle nostre necessità di energia andrebbe fatta dopo una misurazione esatta del nostro reale surplus (innegabile) di energia lorda e dopo dieci anni di serio risparmio. Serio.
Non come la bufala delle cosiddette lampadine a basso consumo; sarà anche vero che con 11 watt ne rendono 60 però sono tossiche, contengono mercurio, vanno smaltite con attenzione e procedure articolate. Per risparmiare watt (che poi in realtà si risparmiano solo per lunghissimi tempi di esercizio, non in casa dunque) ci ritroviamo con un altro bel paccone di rifiuti tossici da smaltire. Bella green economy. Complimenti.

Per tutte queste ragioni io dovrei votare sì al referendum sul nucleare. Vorrei invece astenermi perché la procedura di consultazione su un tema così delicato, strategico per un paese, non si può fare senza una lunga e adeguata campagna informativa non ideologizzata. Poi penso che un ulteriore sì (perché tre li do per scontati) mi permetterebbe di dare quattro spallate a Berlusconi...
ognuno tragga le sue conseguenze.

P.S. Qualcuno saprà che Carlo Rubbia ha illustrato un tipo di centrale nucleare che utilizza Torio anziché Uranio. Adesso sta per entrare in esercizio una di queste centrali in India, seguita da lui in persona...alla prossima puntata.

venerdì 3 giugno 2011

Enucleare il nucleare (1: Il tecnico

Ho scoperto sei o sette anni fa che il torneo di calcetto Miscio, a Pantanaccio, lo organizzava Gianluigi Miscio, un ragazzo che veniva in classe con me in prima media. Poi non l’ho più visto. Mi stava simpatico, sparacazzate al punto giusto e amichevole, al contrario di molti in quella specie di bolgia infernale che era la Don Lorenzo Milani. Lì avevi in media cinque o sei compagni di scuola che teoricamente avrebbero dovuto da tempo frequentare le superiori e che invece faticavano a licenziarsi e a farti vivere in pace. Comunque, non divaghiamo: Miscio era simpatico, dicevo. Da lui ho imparato qualcosa nel breve periodo della nostra forzata frequentazione. Innanzitutto ho capito che a pochi passi da casa mia esisteva una vita che non era quella di città, si piantavano i cocomeri, si allevavano le bestie, si pescava nei canali: quell’inverno alle serre per i cocomeri avevano messo non un telo ma due, per farli stare più caldi. Al Pantanaccio si pescava con la bilancia. A Latina c’era la centrale nucleare.
Cioè, che ci fosse già lo sapevo, però mi sembrava una cosa fica, da Spazio 1999. Poi, durante una lezione sull’energia e i mezzi per produrla, Miscio alzò la mano e disse che alla madre, quando passava vicino alla centrale a Sabotino, le si scaricava il pacemaker. Fu allora che volli capire a tutti i costi come funzionava e perché accadevano (se accadevano) questi fenomeni “collaterali”. In terza media, con l’insegnante di educazione tecnica trattammo i vari tipi di centrale e mi si chiarirono alcuni fondamenti della produzione di energia nucleare; l’urgenza delle contingenze mi ha però costretto a pensare ad altro per un po’.
La centrale intanto l’hanno chiusa e ricordo bene il periodo del referendum, con Chicco Testa e Francesco Rutelli (dico Chicco Testa e Francesco Rutelli) incatenati ai cancelli a Borgo Sabotino. Ora, senza interpretare il ruolo dello sputasentenze, vorrei dire che io non mi fido molto di un laureato in filosofia che si è incatenato alla centrale nucleare per farla chiudere e poi adesso mi vuole convincere ad aprirne il più possibile in tutta Italia (anche se ha spiegato i motivi del ripensamento etc. etc.). Uno che quando era presidente dell’Enel (dico presidente dell’Enel, carica assunta da antinuclearista) a un operaio che in una trasmissione televisiva gli dava del bugiardo rispose “bugiardo sei tu, lascia stare il presidente dell’Enel”. Uno che, ospite in veste di nuclearista presidente del forum per il nucleare (dico presidente del forum per il nucleare e consigliere di Energie Valsabbia, che si occupa di idroelettrico e solare, a dimostrazione che non è assolutamente vero che la laurea in filosofia non dà sbocchi professionali, fornendo competenza e saldi principi di coerenza), alle rimostranze di Mario Tozzi (che non mi sta molto simpatico) sull’impossibilità di trovare luoghi per stockare le scorie rispose fuor di microfono “non ti azzardare a dire che prendo dei soldi perché ti spacco la faccia”.
Siccome ormai tutti ne parlano, vuoi per il referendum, vuoi per le vicende di Fukushima, vuoi perché in Italia chi non sa una cosa la spiega agli altri, ho deciso di farmi un’idea leggendo qualche libro di cui darò conto nella prossima puntata e chiedendo a chi con l’energia elettrica ci lavora da anni. Non un laureato in filosofia, non un comico, non un ex magistrato ma Massimo Marzinotto, Senior Member dell’IEEE, Dottore di ricerca in ingegneria elettrica, a lungo ricercatore per l’Università “La Sapienza” e ora in Terna (società che si occupa della trasmissione dell’energia elettrica in Italia). L'ho torturato con domande idiote e luoghi comuni, è un miracolo se mi saluta ancora. Però qui do un sunto della nostra chiacchierata dopo avergli chiesto un permesso che non mi ha concesso (l'ho dovuto drogare di nascosto. Scusami ancora, se mi leggi!).

Secondo te il nucleare è una via perseguibile?
A dire il vero nella vita mi occupo di sistemi elettrici in alta tensione e non di produzione di energia elettrica; rispondo giusto perché sei tu e perché almeno continuiamo ad essere amici senza che mi rompi l'anima co 'sto blog.
Faccio un preambolo sugli impianti di produzione dell’energia elettrica.
L’energia elettrica non può essere immagazzinata e quindi deve essere prodotta al momento. Oggi nel mercato stanno comparendo i primi sistemi di accumulo di energia elettrica ma di fatto siamo ancora in una fase sperimentale e comunque per capacità di storage estremamente ridotte.
La richiesta di energia è costituita da una quota parte che non varia nell’arco della giornata (si pensi alle grandi aziende che richiedono grossi quantitativi sia di giorno che di notte) e da una quota parte che è invece variabile (il caso ad esempio delle utenze domestiche e di tutte quelle attività produttive che sono concentrate in determinate ore) per la quale il picco della richiesta è inoltre legato a variazioni stagionali.
Per quanto riguarda la quota invariante nell’arco della giornata vengono utilizzate le centrali “di base”, cioè quelle centrali che richiedono dei tempi di avviamento molto lunghi (dell’ordine di svariate ore) e quelle centrali che non è economicamente e tecnicamente conveniente “modulare” ad un livello di produzione che si discosta da quello massimo. Pertanto le centrali “di base” sono le termoelettriche tradizionali come quelle a olio combustibile, a carbone, nucleari e alcune di tipo idroelettrico come quelle ad acqua fluente.
Per la parte di richiesta di energia elettrica legata alle ore del giorno e al periodo stagionale vengono utilizzate le centrali “di punta”, cioè quelle centrali che richiedono dei tempi di avviamento immediati o quasi (non superiore all’ora). Pertanto le centrali “di punta” sono quelle idroelettriche a bacino, quelle di pompaggio, le turbogas, etc.
Ci sono poi quelle centrali che hanno delle priorità di produzione come le eoliche, le fotovoltaiche e quelle a biomassa: quando c’è disponibilità di produzione (ad esempio vento per le eoliche e luce solare per le fotovoltaiche) hanno priorità nella produzione.
Ma veniamo al nucleare. Questo tipo di centrali può essere un’alternativa - per quanto detto sopra - solo ad altre centrali “di base” e pertanto un confronto centrale nucleare vs. idroelettrica a bacino o un aerogeneratore non è corretto.
La produzione con il nucleare non immette fumi nell’aria come le tradizionali a carbone e a olio combustibile, ma produce scorie. La quantità di scorie prodotte da un impianto da 1000 MW è solo 5/6 m3 all’anno.
Per quanto riguarda la sicurezza invece possiamo tranquillamente affermare che gli impianti nucleari sono sicuri, a meno di eventi non rari, ma imprevedibili come catastrofi/cataclismi di particolare violenza. Secondo me rispetto a tutti i rischi cui siamo esposti oggigiorno, gli impianti nucleari sono più che sicuri.
Nel mondo esiste una consolidata esperienza nella produzione di energia elettrica attraverso il nucleare, non bisogna andare lontano dall’Italia per avere qualche “ritorno di esercizio” statisticamente significativo. Ad esempio in Francia ci sono quasi 50 impianti attivi. Nel mondo poi di attivi ce ne sono 442, di cui 148 in Europa. Inoltre 65 sono in fase di costruzione in tutto il mondo, di cui 8 in Europa.
Credo che con le tecnologie di oggi il nucleare sia una via più che perseguibile, ma non sono io a dirlo, ci sono scienziati di tutto rispetto a livello internazionale che sostengono questa tesi, perché dovrei pensare il contrario?

La tragedia di Fukushima, potrebbe ripetersi nei nuovi impianti?
La tragedia di Fukushima si è verificata in quanto i servizi ausiliari di emergenza non sono stati pensati in grado di resistere ad inondazioni da maremoto. Se a questo avessero pensato quarant'anni fa (quando è stato messo in servizio l’impianto) sicuramente non staremmo qui a parlare di un dramma.
Vista l’esperienza non solo di Fukushima, ma anche quella dei maremoti degli ultimi anni, credo che questo genere di catastrofe venga già presa in considerazione sia per un risk assessment che per un risk management di un nuovo impianto nucleare.

Quali sono i reali rischi di nuovi impianti?
Ti rispondo con un esempio: morire per incidente nucleare è cento volte meno probabile che morire in un incidente aereo e 400 volte inferiore al rischio di crepare per un banale incidente d’auto. Il rischio di morte per incidenti totali, (sinistri automobilistici, ferroviari, cadute, scoppi di gas, incendi, ecc.), è 1000 volte più alto del rischio nucleare. La conclusione è che, siccome accettiamo tranquillamente tutti i giorni il grande rischio di morire in un incidente d’auto, dobbiamo molto più tranquillamente accettare il debolissimo rischio, praticamente inesistente, di passare a miglior vita per un incidente nucleare. Tra la miriade di rischi di morte che affrontiamo tutti i giorni della nostra vita, quello nucleare è assolutamente il meno preoccupante perché è di gran lunga il più piccolo. Forse qualcuno potrebbe dire “ma quante persone morirebbero per un incedente nucleare?” Allo stesso tempo mi viene da dire “quante persone muoiono ogni giorno nel mondo per il fumo? e nessuno fa niente per impedirlo!”.

Esistono centrali nucleari che potrebbero usare altri tipi di materiali, anziché l’uranio, magari meno pericolosi dal punto di vista della radioattività delle scorie?
Al momento non credo.

Latina può essere rimessa in funzione o il suo impianto non è più adeguabile ai nuovi standard?
Se a Latina si ripartisse con il nucleare, si costruirebbe da zero un nuovo impianto.

Secondo te c’è una possibilità di raggiungere l’indipendenza energetica da parte dell’Italia?
Certo. Penso che il paese si stia muovendo in questo senso.

Quali sarebbero i tipi di energia più facilmente producibili in Italia col migliore rapporto costi benefici?
Ci sono grossi investimenti sull’energia rinnovabile, è questo è davvero un bene, ma per quello che dicevo prima non basta.

Secondo te c’è più probabilità di rivedere in funzione la centrale nucleare a Latina o che riusciamo di nuovo a suonare un po’ insieme?
Spero entrambi, anche se suonare insieme è sicuramente molto più probabile!


Non saltate alle conclusioni, ora, perché è solo un assaggio. Nella prossima puntata alcuni problemi maltrattati e che ritengo fondamentali per fare una valutazione consapevole. Ad ogni modo mi sembrava corretto partire da un parere “dentro” che, al di là delle onde emotive e i panici collettivi, desse conto di concetti basilari per affrontare la questione in maniera razionale e soprattutto non ideologica. Ci chiamano a decidere in merito a un tema sul quale siamo tutti impreparati e con un dibattito scientifico fermo da vent'anni. Alla prossima puntata.

GADGETS!

GADGETS!
Magliette ed altro per ribadire il concetto